Non è solo sushi…

Il primo nigiri viene “creato” da Hanaya Yohei nel’800 a Tokyo: di base composto dal pesce pescato nei porti della capitale, esso ancora diverso dal sushi di oggi, in quanto l’assenza di frigoriferi richiedeva che il pesce fresco venisse marinato in salsa soia e sale, quindi essiccato ,salato, pulito e conservato in mezzo al riso cotto. La fermentazione del riso creava un ‘ambiente acidulo, questo metodo chiamato “Narezushi”, permetteva di mantenere il pesce per diversi mesi.

Prima della consumazione bastava scartare il riso fermentato, ma ben presto, l’accostamento acido del riso e il salato del pesce, diventò di gradimento per i giapponesi e non solo.

Nel pieno boom economico negli anni 80, la cultura giapponese si diffonde in occidente con enorme successo portando i manga, anime, tamagotchi, forse anche il karaoke , ma sopratutto il sushi, in tutta l’Europa e gli Stati Uniti. Cosi, dalle bancarelle di strada dei quartieri giapponesi, il sushi si sposta sulle tavole dei  ristoranti più glamour , diventando un vero e proprio emblema del fusion di culture ed etnie, che oggi caratterizzano la nostra realtà.

La differenza crea sempre una novità, e la novità ci piace. È lei che ci spinge a voler immergersi in un mondo gastromico cosi diverso dal nostro. “Oggi sushi?” È  quella domanda che ci porta sulla ricerca di un all you can eat piu vicino,oppure passare una pausa pranzo con i colleghi in un sushi bar della zona.

Ma ce lo siamo mai chiesti com’è essere un europeo e vivere 24 su 24 con i sushi e tutta la moltitudine culinaria che il “Paese del Sol Levante” offre o com’è la cucina giapponese in Giappone?

I giapponesi usano molto il riso, pesce e una grande varietà di frutti di mare, alghe, funghi, radici, soia, tofù e principalmente alimenti genuini e sani; spesso cotti a vapore o serviti crudi,come sashimi o gli tartaré.

La qualità dei prodotti gioca un ruolo importante, proprio come l’estetica dell’ impiattamento e il gioco dei colori di una prelibatezza tipica.

Ciò che mangi non deve essere solo buono, ma anche bello da vedere. Il processo del mangiare, in Giappone è paragonabile ad un rito, che viene mantenuto con la tradizione. La cucina giapponese è per l’eccellenza la regina del slow food.

“Credo di essermi cosi abituato a mangiare con gli bastoncini ,che non trovo più la differenza tra la forchetta. Con i bastoncini hai tutto il tempo di gustarti un piatto, apprezzi ogni dettaglio, puoi prendere pure un chicco di riso sul margine dell piatto ed è meglio che con le mani!”

Dice Alex, 40 anni, nato in Russia ,cittadino del mondo,si è trasferito dal Belgio 3 anni fa, nella città di Kyoto situata nella parte centro-occidentale del territorio giapponese.  Affascinato dal’ infinità di scelte “di palato”, che ti offre il Giappone.

“Giapponesi sono grandi gourmet.” -dice e non a caso la guida Michelin ha confermato Tokyo come capitale mondiale del gourmet per molti anni consecutivi. Ci sono tutte le sfumature di ogni cucina. Da tex-mex alla pizza napoletana.

Ma un italiano cosa ne pensa della cucina italiana in giappone?

“È sorprendente che in Giappone sappiano fare molto bene i piatti appartenenti ad altre cucine. La verità è che i giapponesi riescono ad imitare alla perfezione, ma hanno un modo di approcciarsi al lavoro completamente diverso dal nostro. Le emozioni sono tenute lontane,in modo tale che i prodotti creati siano sempre uguali.”

– Alessandro,26 anni ,un spirito libero ,italiano ,sangue  campano,attualmente lavora da qualche mese nel ristorante Colloseo, il primo ristorante italiano ad Osaka,aperto nel 1982.

E la pizza?

”Era migliore di molte pizze che ho mangiato in italia. Ma della cucina giapponese quello che ho saputo apprezzare di più è stata la carne, anche se il prezzo è equivalente alla qualità.” Alto, come rimane l’interesse di voler scoprire l’immensità della cucina giapponese.  Proprio per questo oggi la cucina giapponese è il patrimonio orale e immateriale del UNESCO.

Una piccola, ma rilevante parte della tradizione giapponese, che occupa un posto fisso nella nostra routine quotidiana, quella delle grandi città o piccole provincie, al nord o al sud, d’inverno o d’estate, a pranzo o a cena, lontani da casa o no.

 

 

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