Siamo andati al festival delle cucine popolari autogestite.

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Siamo andati al festival delle cucine popolari autogestite, per scoprire se le forchette fanno davvero la rivoluzione.

La terza edizione del festival, quest’anno si è svolta al parco Miralfiore di Pesaro. Un posto perfetto per ospitare tanta energia e varie bancarelle tra il street food, mense e taverne autofinanziati ed autogestite, che offrono le idee,stili di vita, una cucina “al prezzo popolare”, non meno buona( se non meglio ) di molte altre, mille confronti e tanta condivisione,attraverso i tavoli di discussione ,presentazioni dei libri e soprattutto quello che farà sempre parte dell’attualità : il cibo.

Quello delle cucine autogestite popolari è un festival nato per dare la vita alla libera (e buona!) espressione degli argomenti di comune interesse ,come lo sfruttamento del lavoro nel settore alimentare e quello della ristorazione, produzione e rifornimento delle materie prime e conflittualità politica intorno ad esse e alle filiere alimentari, l’anti-specismo e in generale, il rispetto verso il produttore ,il consumatore e il consumato.

Mangiare è sempre stata una pratica collettiva, che lega tutto e tutti ed è proprio per questo ha dato luogo anche alle contradizioni, raramente pacifiche, che hanno sempre creato lo stimolo di rivendicazione politica e la ricerca di autonomia collettiva e individuale.

Sotto il sole cuocente del 20 maggio, mi sono presa il piacere di perdermi in questa esperienza, conoscere gli esponenti del festival e bermi una birra ghiacciata con loro.

Una (ma anche due), fatta con il frumento selezionato e lavorato artigianalmente,da Giacomo (per gli amici “capitano Jack”) autentica al 100% proprio come il produttore. Nato a Monza,vive a Siena, viaggia dovunque, ama la vita ,ama mangiare,ama e fa la birra per passione da qualche anno .Gli viene bene ed è un vero “pirata” in quello che fa. Le ho chiesto di descrivere la sua birra in tre aggettivi: -“Saporita, limpida e “vivanda”!”. E lo posso confermare! È il terzo anno che propone la sua birra al festival e mi ha spiegato, come ormai si è creato un forte clima di amicizia, che rende quest’esperienza sempre più bella.

Ad un certo punto, stravolta dalla fame e curiosità… La scelta era ampia ,la fame forte e tutto abbastanza invitante e appetitoso da crearmi l’imbarazzo della scelta.

Mi fermai a parlare con le ragazze “contadine” e non persi l’occasione di assaggiare uno dei loro panini deliziosi,fatti con le farine di kamut.IMG_20180522_144617.png

Due amiche di cuore ,che nelle loro differenze (una delle ragazze è vegetariana e l’altra mangia carne, ma c’è il reciproco rispetto nelle loro scelte e collaborazione) sono unite dalla passione per la cucina GENUINA . Quello che fanno, è dalla A alla Z , prodotto da loro :  farine integrali,verdura biologica, marmellate per i dolci e l’ingrediente principale-la felicità ,che ci mettono nella preparazione di ogni piatto. La loro non è una produzione lucrativa,ma volta a guadagnare per vivere e non vivere per lavorare.

Proprio questo è uno degli obiettivi principali dell’attività dei “Eat the Rich” ( Mangia il Ricco) uno dei collettivi organizzatori dell’evento, ragazzi provenienti da molte città italiane ,riuniti a Bologna e uniti dall’amore per il cibo ,ma soprattutto dalla partecipazione politica. Propongono una cucina buona alla portata di tasche di tutti , lo fanno per abbattere le ideologie produttiviste di ogni tipo, sfruttamenti e per mettere in discussione le strutture gerarchiche dirigenziali, organizzando une serie di eventi ,incontri ,pranzi e cene ogni settimana per aprirci le strade verso le conoscenze delle realtà agricole e sociali sparse in tutta l’Italia, con le quali condividere i pensieri e mangiare dagli stessi piatti.

“Eat the Rich” ,è un gruppo che si definisce una rete di cucine di socialità e convivialità, mercati e laboratori di autopruduzione, sempre pronti alla lotta.

Girovagando per il festival, conobbi anche “Sal’meni”,piccoli agricoltori ,che promuovono una grande filosofia di vita, libera,consapevole e sostenibile, ponendo l’attenzione sulla provenienza delle materie prime e sul loro consumo. Invitandoci a ritrovare “tutto quello che è vero”, attraverso mille sapori e profumi,che la Madre Terra ci offre.

Incontrai anche le bancarelle che praticavano il riciclo alimentare, proponevano cucine vegan o le pizze e pane a km0, musicisti di strada, tanti sorrisi e molto altro.IMG_20180522_144016.png

Le tagliatelle fatte con la farina di canapa.

La certezza è che le forchette fanno tanto rumore, come è giusto che sià! Il prossimo appuntamento si prevede a Livorno, quindi “vedere per credere” o meglio “assaggiare per capire” che forse, questi ragazzi, a parte fare la differenza, sono già una rivoluzione a tutti gli effetti.

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